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24 MARZO 2019 LA RISERVA DI MONTERUFOLI E CASELLI

 LA RISERVA DI MONTERUFOLI E CASELLI                                                                                                                                     Tra ponti ferroviari cave di calcedonio e cascate                                                                                                                     

Ritrovo: ore 8.30  presso il distributore di benzina che si trova sulla S.P. 18 della Val di Sterza 500 mt dopo Canneto direzione Volterra da dove ci sposteremo con le auto fino alla Loc. La Pompa                                               Difficolta’: media (E) 15km disl 300mt              Interesse: naturalistico-storico           Viaggio: auto proprie                                    Costo iscrizione: 10€ soci    15€ non soci comprendente escursione+guida ambientalista                                                                 Termine iscrizione: 21 marzo   Pranzo: al sacco                                                                                                                                       CONSIGLI: considerato che sarà necessario guadare il torrente più volte si consiglia di munirsi di sacchetti di nylon per evitare di bagnarsi le scarpe in caso di acqua alta

Istituita nel 1977, la riserva, è compresa nel Sito di Importanza Comunitaria “complesso di Monterufoli” e nel Sito di Importanza Regionale”Caselli” e con i suoi 4828 ettari è la riserva naturale più grande della Toscana. L’ambiente è composto da foreste mediterranee e da macchie sempreverdi da cui emergono aspri affioramenti di “rocce verdi” (le ofioliti) incisi da limpidi torrenti. Questi hanno creato numerose forre nelle quali si conservano specie relitte del terziario tra i quali la rara liana Periploca greca mentre nella garinca è presente una rara flora endemica e da numerose orchidee. La fauna della riserva ospita diversi carnivori rari come il lupo, il gatto selvatico e la martora oltre a rapaci quali il biancone ,il falco pecchiaiolo e lo sparviero. Assai diffusi sono i segni della presenza dell’uomo come i resti della passata attività di ricerca mineraria legate al rame, alla magnesite, al prezioso calcedonio e alla lignite di cui restano, sul torrente Ritasso, i ponti della ferrovia costruita alla metà del 1800 per trasportarla a Casin di Terra.

Dall’area di sosta in loc. La Pompa risaliremo a piedi uno dei numerosi torrenti che scorrono incassati tra le rocce ofiolitiche della riserva, il Ritasso. Per i suoi numerosi aspetti archeologico-industriali, mineralogici e paesaggistici, la valle del Ritasso (affluente del torrente Sterza e quindi subaffluente del fiume Cecina) costituisce un’area di straordinario interesse naturalistico e di elevatissima qualità ambientale. In particolare, in questa valle si sviluppa, per circa 5 km., il tracciato del tratto meno conosciuto e più spettacolare della ferrovia privata che, tra il 1872 e il 1928, unì Casino di Terra con la Stazione di Villetta (Monterufoli), capolinea di carico di una ricca miniera di lignite coltivata in quei pressi. Sul corso del Ritasso, la linea (per la quale fu impiegato lo scartamento ordinario) presenta tratti in rilevato ed alcune trincee aperte con i picconi nelle massicce formazioni ofiolitiche presenti. Superata la prima trincea è possibile deviare per un tratto di circa 400 m. lungo la sponda dx del Fosso di Malentrata dove troveremo le discariche di attività estrattive e, benché seminascoste dalla fittissima vegetazione altri segnali delle passate attività: piazzali, muretti di sostegno e una piccola galleria di ricerca su un’ansa del fosso interessata da numerose tracce di mineralizzazione.  Ritornando alla confluenza col Ritasso, l’itinerario procede di nuovo seguendo la linea ferroviaria, che presenta da qui in avanti i suoi aspetti più spettacolari, con i ruderi dei tre ponti situati in ambienti ad elevatissima naturalità, e verremo colti di sorpresa quando, inaspettatamente ci imbattiamo in questi resti imponenti di vecchi ponti, che superavano i torrenti a quote elevate, a cavallo dello stesso fosso Malentrata e del torrente Ritasso. Fantasmi di pietra che compaiono uno dopo l’altro nel paesaggio ormai abbandonato e ritornato selvaggio. Dopo aver ammirato il terzo ponte e i resti di una casa cantoniera continueremo il nostro cammino dirigendoci verso Poggio Castiglione dove il sentiero gira verso dx e comincia a salire entrando nel bosco, nella parte di maggior dislivello di tutto il percorso e all’incrocio che troveremo, tenendoci a dx imboccheremo il sentiero NMC3 (Anello di P. Castiglione). Lasceremo poi il sentiero per immetterci in una vecchia carrareccia, che probabilmente veniva usata al tempo dell’estrazione del calcedonio. Percorrendola infatti per circa 200 mt. ci porterà davanti a piccole discariche di questo minerale.  (L’area che comprende il Poggio di Castiglione fino al Fosso di Malentrata è stata a lungo oggetto di un forte sfruttamento per l’estrazione di vari minerali, primo tra tutti il calcedonio che la rese preziosamente famosa. Fu infatti il granduca Ferdinando I°de’ Medici che alla fine del XVI° secolo fece aprire in quelle zone alcune cave già conosciute come “Calcedonj di Volterra”. Il calcedonio che veniva estratto veniva inviato al “Granducale Opificio delle Pietre Dure di Firenze”, per essere utilizzato in oggetti artistici, gioielli, nonché tarsie e decori per l’abbellimento di famose chiese e palazzi dell’epoca. Inoltre, attraverso il porto di Livorno, veniva esportato perfino in India. Il calcedonio di Poggio Castiglione era molto apprezzato per l’elevata durezza e pregevolezza estetica conferita dalla varietà dei colori ricchi di sfumature e lucentezze opaline mentre nei primi decenni del 900, fu scoperto un importante giacimento di magnesite alla confluenza dei torrenti Ritasso e Malentrata, ritenuta di ottima qualità anche rispetto a quella che veniva già estratta al Poggio Castiglione.Si trattava di cave a cielo aperto, ubicate in una difficile posizione, tanto che si presentavano difficoltà per il trasporto del materiale estratto. Vennero così allestiti una serie di piani inclinati, per far scivolare il minerale, collegati a una piccola ferrovia chiamata “Decauville”che con i suoi 700 metri di lunghezza affiancava la riva sinistra del Malentrata per collegarsi alla ferrovia di Villetta). Proseguiamo ancora in un leggero dislivello che ci porta oltre una collinetta e dopo circa 1 km voltiamo a dx ed entriamo in un bosco fittissimo, un groviglio di macchia mediterranea. Scendendo ancora verso il torrente Sterza in direzione Ovest- Nord –Ovest, saremo sorpresi piacevolmente da un senso di sollievo e di spazio dato dall’improvvisa diversità di paesaggio per il repentino passaggio da una macchia bassa e impenetrabile, a un bosco di cerri, alto e maestoso completamente privo di sottobosco, eccettuati i cespugli di pungitopo. Proseguendo ancora arriveremo fino a ritrovare il torrente Sterza e quindi all’ultimo guado che affronteremo prima di raggiungere la SP 18. Superato l’asfalto imbocchiamo la strada bianca di fronte a noi e percorsi circa 600 metri troveremo la sbarra di ingresso alla riserva di Caselli. Da qui inizieremo la nostra seconda passeggiata, che complessivamente avrà una durata di circa 6-7 km addentrandoci in un maestoso e ombroso bosco di cerri e querce, lungo la curata strada bianca che porta anche alla ben conosciuta Fattoria di Caselli (antica dimora di caccia dei conti Della Gherardesca). Godendoci il singolare silenzio e la pace di questi luoghi, continuiamo a camminare fino ad un primo incrocio, che imboccheremo sulla sinistra (andando a destra finiremo prima al laghetto e poi alla fattoria). Giunti in fondo alla leggera discesa che abbiamo trovato, passeremo sul piccolo ponticello del Torrente Rivivo, immerso nell’ombra del fitto bosco e che lo fanno sembrare un ruscello di montagna, che una volta dava forza a diversi mulini, lungo il suo percorso. Continueremo quindi  proseguendo in leggera salita e non sarà difficile, lungo il tragitto, osservare anche qualche “fatta” di lupo, con l’inconfondibile caratteristica massa pelosa dovuta ai resti di pasti a base di cinghiale. Dopo aver percorso complessivamente circa 3 km, cominceremo a sentire il rumore dell’acqua e a quel punto dovremo svoltare a sinistra per raggiungere le Cascatelle. Lasciata la strada bianca ed imboccato il sentiero, dovremmo percorrere 100/150 metri camminamento in discesa, che nell’ultimo tratto è supportato dall’aiuto di rudimentali gradini e relativa staccionata. Scesi completamente sull’alveo del fiume, ci meraviglieremo e ammireremo questo piccolo, ma superbo e inaspettato spettacolo della natura. Davanti a noi, un salto d’acqua fragorosa (naturalmente se la portata d’acqua in quel periodo sarà abbondante), che si getta in un tonfo color smeraldo, di fianco invece, singolarissime grandi lastre di roccia stratificata, formano un ampio terrazzo naturale proprio ai bordi del torrente che scorre limpidissimo. Con qualche passo in più, tra le lastre di roccia, prestando attenzione a non scivolare, si potrà osservare il corso d’acqua, sia a monte che a valle, immerso tra la superba vegetazione ripariale. Ultimata la visita risaliremo il piccolo tratto di sentiero e torneremo sulla strada bianca da dove siamo venuti, continuando a goderci il silenzio lungo il comodo cammino del ritorno fino alla Loc. La Pompa dove abbiamo lasciato le auto.

INFO E ISCRIZIONI  TKR   3334971780

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L’iscrizione all’escursione comporta la conoscenza e l’accettazione del regolamento dell’associazione pubblicato su    www. trekkingriotorto.it