Go to Top

LE CORNATE E LE MINIERE DI POGGIO MUTTI – 13 GENNAIO 2019 – GERFALCO (GR)

RITROVO: ore 7.30 Piombino v. l. da Vinci – ore 7.45 Riotorto(bar Sport) – ore 8.00 Follonica                             DIFFICOLTA:  E (sentieri e carrarecce) Disl. + – 350 mt     INTERESSE: naturalistico-panoramico-storico            TERMINE ISCRIZIONE: 10 gennaio o al termine dei posti disponibili       COSTO ISCRIZIONE: soci 10€ non soci 15€      VIAGGIO: pulmini+auto                       INFO E ISCRIZIONI: TEL 3334971780

 GERFALCO (dal tedesco medioevale Ger Falke = portatore di falco), piccolo paese medievale sulle colline metallifere, 90 anime. Circondato da un territorio aspro con valli cupe e monti irti di rocce bianche, con rari segni della presenza umana e che ha i suoi confini con Travale e Fosini. E su quei monti, in tempi non troppo lontani, le vene d’argento si mescolavano alle leggende. Nei pressi di Gerfalco, dice una di queste, c’è una fonte lattaia, ci andavano le donne in pellegrinaggio a chiedere la grazia di riavere il latte che avevano perso. E c’è anche una roccia detta di Sansone, non sappiamo se per l’eroe biblico dai lunghi capelli o per l’eremita del ciclo carolingio. Un’altra di queste leggende è legata al Castello di Fòsini, che si trova a pochi chilometri dal paese, e al “morbo oscuro” che colpì l’Italia centrale nel 300 e narra che, in pochi mesi al castello restò in vita solo Ilario Brandani, con la fama essere un negromante e conoscitore di antiche formule per evocare i morti. Rimase chiuso, per anni, da solo all’interno di Fòsini, con decine di cadaveri e il silenzio come unici compagni. Ma in quei tempi negromanti e streghe imperversavano tra quelle valli e quei monti tanto che Bernardino, il gran predicatore del quattrocento, divenuto poi santo forse per essersi distinto in questo campo, tuonava contro le streghe, indiavolate femmine intraviste nelle radure lunari delle montagne e in particolare contro Elena di Travale che fu processata in quegli anni a Volterra e condannata per stregoneria. Ma in quelle valli e sopra quei monti stava succedendo anche qualcos’altro che aveva dello straordinario. A Travale era scoppiata una contesa tra due Pannocchieschi, una lite di famiglia che richiese un giudice e il giudice com’è giusto cercò dei testimoni. Un uomo, Malfredo di Casamagi guardiano del castello di Travale, fu chiamato a deporre. Faceva la guardia di notte e doveva sopportare freddo, solitudine, paura e fare una lunga strada; di questo si lamentò con il giudice e poi, aggiunse, tutto per un pezzo di pane…. come si direbbe oggi. E il giudice trascrisse fedelmente le sue parole “Guaita, guaita male, non mangiai ma mezopane.” erano le prime parole scritte in italiano.  Era il 1158, e naturalmente Malfredo perse il lavoro, ma in quelle valli, sopra quei monti e in quei botri già si pensava, si cantava, ci si scambiavano parole nell’intimità amorosa che non erano più in latino. Quelle terre stavano incubando una nuova lingua che avrebbe sostituito quella lasciataci dai romani. I metalli hanno dato il nome a queste colline, uomini di popoli diversi l’hanno poi popolata con sorgenti, rocce, santi, eretici, streghe, maghi e cavalieri in una stratigrafia mitica dove ogni popolo, ogni credenza, sembra aver lasciato un’ombra e un’orma indelebile e oscura, ma soprattutto hanno lasciato il seme da cui è poi nata la lingua italiana.

IL PERCORSO: DA GERFALCO saliremo sulle Cornate (1060 mt) con un sentiero facile ma ripido (disl. mt 285) con scarsi alberi data la natura calcarea del terreno formato in prevalenza da pietrame. il massiccio emerge dalle colline circostanti con due versanti molto scoscesi che formano un lungo e stretto crinale, dal quale si ammira un panorama stupendo che abbraccia le boscose colline metallifere, la Valle del Pecora e del Cecina, l’Isola d’Elba e nelle giornate più limpide anche la Corsica, Siena, le Alpi Apuane e l’Isola del Giglio. Scenderemo dalla vetta dal versante nord con un sentiero molto ripido che ci permette di passare dalle cave di Romano, un tempo utilizzate per l’estrazione di rocce ornamentali (calcare rosso ammonitico e calcare massiccio) dove, nei pressi del podere Romano ormai abbandonato, incontreremo una strada forestale che ci permetterà, girando a destra, di arrivare al bivio per il castello di Fosini che noi ignoreremo per continuare dritti. Continueremo il nostro cammino mantenendoci sempre sulla sinistra e ignorando tutte le strade a destra che incontreremo. In questo modo effettueremo un anello intorno a P.gio Mutti passando dai siti minerari antichi e dalla cava di marmo persichino o ammonitico, dello stesso tipo della cava che si trova sulle Cornate, dal caratteristico colore rosaceo e utilizzato per lastricare il Duomo di Siena e per gran parte delle case di Gerfalco e dei paesi limitrofi. Proseguiremo per poche decine di metri fino ad incontrare una miniera argentifera che si insinua nelle viscere di P.gio Mutti con un tunnel tipico del periodo medioevale. Ritorneremo quindi sulla strada percorsa in precedenza chiudendo l’anello di Poggio Mutti e iniziando il ritorno verso Gerfalco, che avverrà percorrendo una strada bianca che costeggia il versante sud-ovest delle Cornate fino al Campo alle Rose e che e continua fino alla piccola Cappella l’Avveduta per poi rientrare velocemente in Gerfalco per una visita e un caffè prima di tornare a casa.

GERFALCO: Nella parte più alta delle Colline Metallifere, a 774 metri di altezza, in bilico tra due sistemi idrografici, sorge Gerfalco (dal tedesco ger – falke = portatore di falco), appoggiato sui calcari della serie toscana. Il paese, posato sulle rocce delle Cornate, con il suo orientamento e la sua disposizione ripropone la forma di questa montagna, tanto che nella parte più alta, con la maestosa chiesa di San Biagio, sembra ripetere nei colori delle pietre e nella loro sovrapposizione quelle successionistratigrafiche che caratterizzano le Cornate stesse. La sua esistenza è dovuta proprio alle caratteristiche geologiche di questa area, che qui hanno favorito la formazione di piccoli filoni d’argento e di rame. Da rilevare anche la presenza del marmo persichino di Gerfalco (celebre per essere stato adoperato nelle decorazioni della facciata del Duomo di Siena), con cui sono costruite buona parte delle abitazioni. Gerfalco, insieme a Travale, fu possedimento dei Pannocchieschi e oggetto di contesa tra il vescovo di Volterra Galgano e il fratello Ranieri. Nel 1263 i Pannocchieschi sottomisero Gerfalco al Comune di Siena, nel patto di alleanza antiguelfa stipulato in quell’anno. Gerfalco, seguendo le sorti del Comune massetano, cadde sotto il dominio di Siena nel 1335. Gerfalco si governò con proprie leggi fino a1 1777, quando il Granduca Pietro Leopoldo abolì per tutti i Comuni i precedenti Statuti particolari. Il paese venne allora aggregato al Comune di Chiusdino e, a partire dal 1833, a quello di Montieri. Le miniere della zona furono attivate forse già a partire dal X secolo, prima che sorgesse l’abitato. A Poggio Mutti era il nucleo più importante delle argentiere, che nel Medioevo furono oggetto di serie contese tra il Comune di Massa, il vescovo di Volterra e la Repubblica di Siena. Si possono rintracciare ancora oggi resti di edifici utilizzati come fonderie, dove e possibile rinvenire scorie o loppe.

ARTE: Il perimetro delle mura è ancora visibile, seppur inglobato nel basamento delle costruzioni che circondano la collina. Ben conservata una torre di difesa circolare, accanto alla Porta Senese; un’altra costruzione circolare, anch’essa seminascosta dagli edifici, è situata sul lato meridionale. Da segnalare anche la Porta Fiorentina, ad arco tondo in pietra e mensole intagliate. La chiesa di San Biagio, consacrata nel 1599 (come si legge in una lapide posta sulla navata sinistra), è probabilmente nata sui resti di una costruzione precedente, del XII-XIII secolo. La facciata è caratterizzata da un portico con arcate a tutto sesto e una finestra archivoltata all’interno hanno sede una cantoria in legno e quattro altari laterali a edicola del XVI-XVII secolo con raffigurazioni di santi. Fuori dalla cinta muraria è localizzata la chiesa di Sant’Agostino, che risale probabilmente al XIV secolo insieme all’annesso convento. La facciata è arricchita dal portale d’ingresso e dal rosone incorniciato in travertino. Da ricordare anche 1’Oratorio della Misericordia, completamente restaurato nel 1982, il cui impianto originale è probabilmente del XIII secolo.

LE CORNATE: La riserva naturale Cornate e Fosini Le Cornate di Gerfalco sono un giogo o di due monti alti più di 1000 metri, dalla caratteristica configurazione a schiena d’asino, esteso da sud-est a nord-ovest per cinque chilometri circa. Nonostante siano stati effettuati rimboschimenti (i quali hanno notevolmente alterato l’aspetto paesaggistico e ambientale primitivo), ad eccezione di alcuni ripiani coperti di erba e dei pochi alberi sparsi sui tratti più dolci delle pendici, il monte appare spoglio. Nei rari tratti fertili si incontrano lecci, carpini, aceri, ginepri e molte piante fiorite come il timo, la saponaria montana, il trifoglio, la centaurea, la viola rupestre, l’acetosella. La fauna consiste in cinghiali, volpi, tassi, faine, ricci, donnole, barbagianni, gufi, ghiandaie, taccole. Recentemente, su iniziativa della Amministrazione provinciale di Grosseto è stata istituita la Riserva naturale Cornate e Fosini, che integra anche la significativa emergenza del castello di Fosini, che fa parte del Comune di Radicondoli (Siena). L’istituzione della Riserva ha come obiettivo la promozione, la tutela, la valorizzazione delle risorse naturali, in un giusto equilibrio tra uso, conservazione degli ecosistemi, promozione di attività produttive “sostenibili”, in maniera tale che la Riserva, una volta resa pienamente operativa, costituisca un autentico paradiso ambientale. L’escursione sulle Cornate è anche di grande interesse geo – mineralogico: nelle parti più basse del monte si osservano numerosi filari di selce multicolore e di cristalli di varia natura; più in alto vi sono rupi di pietra calcarea.

 

INFO E ISCRIZIONI  TKR   3334971780

PER ISCRIVERSI OCCORRE, DOPO AVER AVUTO LA CONFERMA DELLA DISPONIBILITA’ DEI POSTI, PAGARE L’IMPORTO PREVISTO SUL CCP N°73445140 BEN. TREKKING RIOTORTO 57025 RIOTORTO  LI O TRAMITE BONIFICO ALL’IBAN  IT38  U063  7070  7200  0001  0001  682  BEN. TREKKING RIOTORTO BANCA : CASSA DI RISPARMIO DI VOLTERRA PIOMBINO O PRESSO IL BAR SPORT A RIOTORTO  COMUNICANDO SUCCESSIVAMENTE L’AVVENUTO PAGAMENTO TRAMITE TEL. (SOLO DOPO  LA CONFERMA DEL PAGAMENTO VERRA’ FATTA L’ISCRIZIONE)

L’iscrizione all’escursione comporta la conoscenza e l’accettazione del regolamento dell’associazione pubblicato su    www. trekkingriotorto.it